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lunedì 6 febbraio 2023

COME RICOMINCIARE DA DIO!

 

Piccoli suggerimenti per vivere un anno STELLARE senza consultare le stelle. Successo garantito. 
 
 
 
(Rev. Saverio Corsini) 
 
"O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la GIUSTIZIA, che tu ami la MISERICORDIA e cammini UMILMENTE con il tuo DIO?"  
 (Michea 6:8)
 

domenica 16 ottobre 2016

IL “GENDER” ……va a scuola anzi alla “BUONA SCUOLA” !!!


Ecco la scuola al suo secondo anno dopo l’approvazione della L. 107, meglio conosciuta come “La Buona Scuola”.
Molti associano La Buona Scuola con l’inserimento della  teoria Gender” o “di genere” nelle attività scolastiche, suscitando perplessità ma anche confusione nelle famiglie.
Ma cosa effettivamente il nuovo decreto legislativo apporta in merito all’educazione degli studenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria?
 Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Questa è la legge:
LEGGE 13 luglio 2015, n. 107 
Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti. Entrata in vigore il 16/07/2015. Della legge, costituita da un solo articolo e 212 commi faremo riferimento al n. 16.

“…..Comma 16. Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle  scuole  di  ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la  prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni,  al  fine  di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del  decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito ……. dalla legge  15 ottobre 2013, n. 119……”.

Ma a cosa si riferiscono tutte queste altre normative citate nella L.107 e che cosa hanno a che fare con la teoria GENDER nella scuola?
La storia normativa parte dalla “Convenzione  di Istanbul” attuata appunto dalla L. 119/2013 (art. 3 lettera C) dove compare il termine “genere” riferito a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini e fa riferimento ad orientamento sessuale, identità di genere e prospettiva di genere.
Lo stesso governo italiano riconobbe la problematicità del termine rispetto all’impianto costituzionale italiano, ma la legge è diventata attuativa.
Dalla Convenzione di Istanbul si è passati all’adozione del «piano d'azione straordinario» nel mese di maggio 2015, che ha utilizzato il termine «genere» invece di «sesso», sulla scia interpretativa della prospettiva (teoria) gender e richiama in particolare l'obbiettivo di superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell'essere donne e uomini (…) nel rispetto dell'identità di genere, culturale, religiosa, dell'orientamento sessuale (…) mediante l'inserimento di un approccio “di genere” nella pratica educativa e didattica.

Ma dove nasce questo termine? 
La teoria “del genere” nasce da uno psicologo e sessuologo neozelandese, il quale sosteneva che l’identità di genere è fluida e quindi soggetta a costanti aggiustamenti come descritta nel libro “ Bruce, Brenda e David” di John Colapinto in cui racconta la storia di due fratelli gemelli.

Dalla politica passiamo all’istruzione e quindi alla formazione dei cittadini !!!
Ecco come entra la legge nella governance della scuola italiana. Spieghiamo in concreto: all’interno di ogni Collegio Docenti (riunione formata da tutti gli insegnanti di uno stesso circolo didattico insieme al proprio dirigente), tutti gli insegnanti sono tenuti ad agire secondo le indicazioni legislative per assicurare all’utenza, l’attuazione dei principi ispiratori della normativa vigente. Quindi nei collegi si propongono e si votano attività in linea con la legge, sotto forma di progetti finanziati da ENTI LOCALI, dal MIUR e dall’ UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Raziali). I progetti approvati da ogni singolo Collegio, vengono inseriti  all’interno di un documento ufficiale, il PTOF, appunto il Piano Triennale Offerta Formativa (comma 16) che, dallo scorso anno 2015/2016, ogni scuola è obbligata a pubblicare sul sito “Scuola in chiaro”.
In ogni circolo quindi e/o istituto si prendono decisioni in merito a tutti quei progetti che quella singola scuola offrirà ai propri studenti anche in merito all’educazione della sfera emotivo-affettivo-sessuale.

C’è qualcosa a cui prestare attenzione in tutto ciò?
Sta di fatto che il comma 16 introduce legalmente un termine che, nella sua ampiezza e incerta definizione “genere” apre le porte a nuove interpretazioni sostituendo il termine “sesso” più specificatamente riferito al “sesso biologico”.
Questa teoria nega di fatto, la realtà scientifica e biologica della specie umana sostituendo il concetto naturale di “sesso” con quello culturale di “genere”, il quale a sua volta traduce l’anglosassone “gender”, un termine ormai lontano dalla Dichiarazione Universale dei Diritti sull’Uomo del 1948, che riconosceva la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Tornando alla scuola…. Cosa fare allora?
Le famiglie devono vigilare sui programmi scolastici di ogni anno accademico i quali  potrebbero includere corsi ispirati alla teoria del Gender. Esse possono prendere visione delle proposte progettuali pubblicate sul sito di ogni scuola frequentata dai propri figli e chiedere, anche attraverso una richiesta formale al Dirigente Scolastico, in virtù dell’articolo 30 della costituzione italiana ancora vigente, di essere informati su ogni attività formativa che la scuola intende promuovere. A tal fine, si allega un modello di richiesta già utilizzato a livello nazionale. Per concludere, un po’ di ripasso dell’art. 3 della Costituzione: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche , di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che… impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”. Qualcuno forse ritiene che le parole utilizzate in questo articolo non siano abbastanza chiare tanto da volerne sostituire una?
Vanda Chiego (Chiesa della Grazia- Triggiano)

martedì 28 giugno 2016

C’era una volta Non Mi Andava


Illustrazione di Alessia Tricarico

“C’era una volta” è il modo più idoneo per raccontare la storia di cronaca che segue. Per non minare la reputazione del soggetto di cui tratteremo, ci rivolgeremo a lui chiamandolo Non Mi Andava, che riflette a pieno la sua personalità e la sua vita. Se potessi scegliere tu il tuo nome, in base al tuo carattere, alla tua vita, come ti chiameresti?
Non Mi Andava nacque in una famiglia rispettabile in una piccola provincia, che non apprezzava granchè. Effettivamente non offriva chissà quali opportunità, ma lamentarsi del posto in cui viveva non avrebbe di certo cambiato le cose. I suoi genitori lo educarono, la scuola lo formò. Studiava perché doveva farlo, e anche se potevano esserci materie che lo interessavano, non si cimentava ad approfondirle più di tanto. Si iscrisse all’università, perché “doveva”. Cercò un lavoro, perché “doveva”. Non ebbe mai una promozione, perché si limitava a fare il suo dovere. Instaurò dei legami, ma definirli profondi è azzardato. Ebbe qualche relazione, fino ad avere la relazione. E’ evidente che la storia di Non Mi Andava non sembra caratterizzata da grande entusiasmo. Arrivò l’amore e tutto cambiò... No, non è vero. Non Mi Andava era sempre lo stesso, non sarebbe bastata un’altra persona per cambiare chi era. Seguì un matrimonio abbastanza gradevole, figli, nipoti, pensione. Fine. Questa è la vera storia di Non Mi Andava.
Ammettiamolo: è una pessima storia, di sicuro Hollywood non sborserebbe il becco di un quattrino per farne un film. Il nome Non Mi Andava ha un duplice significato: è sia un intercalare linguistico tipico dell’Italia del Sud,  “Non ho voglia di fare questo”ed è anche un altro modo di dire, anzi, di essere, ad esempio: “Ho provato quella maglietta, ma non mi andava”. Ecco chi è il nostro protagonista (adesso c’è bisogno di essere critici e cattivi). Non si può dire che non abbia fatto niente nella sua vita. Ha studiato, ha lavorato, si è sposato. Ma non ha fatto altro. E’ stato mediocre. Non ha messo passione, curiosità, entusiasmo, gioia di vivere nelle cose che ha fatto. 
Un mercoledì  quando aveva 14 anni, ha scoperto, durante una lezione di scienze, che l’oceano era un argomento interessante. I fondali marini, gli abissi profondi e impenetrabili, creature acquatiche dai mille colori, alcune pericolose, altre bellissime. Ha preso appunti, ha chiuso il libro, è tornato a casa. Fine. Non è andato in libreria a cercare libri che arricchissero quel leggero senso di fame che gli aveva preso non lo stomaco, ma la mente, lo spirito. Non ha googlato la parola “oceano”, non ha visto nessun documentario su Youtube. Non ha cercato un lavoretto estivo per permettersi delle lezioni di immersione. E’ iniziato ed è finito tutto quel mercoledì. 
La vita di Non Mi Andava non è stata sgradevole, ma non è stata neanche fantastica. Certo, dei bei momenti non sono mancati. Ma tutto qua. Ora, qual è stato il problema di Non Mi Andava? Dei genitori poco presenti? Degli insegnanti poco incoraggianti? Si tende sempre a cercare giustificazioni per quello che siamo, incolpando gli altri. Alcuni di noi, se si rendono conto di “desiderare di più”, possono sentirsi quasi arroganti; un’esistenza incredibile spetta a pochi eletti su questa Terra. E’ davvero necessario che anche la nostra vita sia incredibile? La verità è che viviamo in un tempo in cui il nostro respiro non può più essere fine a se stesso e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e scegliere di vivere non dignitosamente, di più.
Non Mi Andava non ha sbagliato niente nella sua vita. Ma è stato negligente. Negligente ha un’etimologia che risiede nella parola “trascurare”. L’azione c’è, ma l’intenzione, la volontà, il desiderio un po’ meno. Forse anche noi conosciamo qualcuno che è così: agisce perché “deve”, non credendoci davvero, dunque il risultato c’è, ma non è dei migliori. E’… mediocre.
Una delle prime persone mediocri e negligenti nella storia dell’umanità è stata Caino (Genesi 4). Mentre suo fratello Abele si applicava un po’ di più nell’allevamento e si sforzava perfino nel dare il primogenito degli animali in sacrificio a Dio, offerta di ringraziamento, Caino lavorava la terra, ma non dava al Signore i suoi frutti migliori. Ora la domanda sorge spontanea: perché? Forse perché non lo riteneva necessario, dare i prodotti migliori, li offriva perché gli era stato insegnato così; oppure non aveva prodotti migliori: le sue intere coltivazioni erano prodotti mangiabili, ma non di quelli che compreremmo anche ad un prezzo più alto se serviti su una bancarella di alimenti biologici certificati. La sua storia la conosciamo tutti: invidiò Abele, perché Dio aveva gradito più la sua offerta e finì in tragedia, con l’omicidio di suo fratello. Prima del sangue, prima della gelosia, cosa c’era stata? Negligenza. Insoddisfazione. A volte, si dà la colpa agli altri, alla vita, a Dio, se la nostra esistenza non è ricca di avventura, entusiasmante, “da brividi”. Ma forse, Non Mi Andava siamo noi. Non è scritto, nella Bibbia, ma credo che Abele non fosse semplicemente stato baciato dalla fortuna, e avesse quei bei vitellini per magia. Si svegliava presto ogni giorno per nutrirli, per farli pascolare; li curava, investiva tempo ed energie per ogni bestia del suo allevamento. E poi dava la parte migliore del suo lavoro ad un altro che non fosse se stesso. Non era egoista. 
Impegniamoci a far fruttare al meglio la nostra vita. Trasformiamo i sogni in progetti, non lasciamoli in chissà quale cassetto di una scrivania, in uno di quegli uffici collocati su un imprecisato piano di un grattacielo anonimo. Introvabili. Più ti impegni, più sarai benedetto. E se non hai la volontà, se sei un po’ pigro, chiedi a Dio quella forza sovrannaturale, perché è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo” – Filippesi 2:13.
C’è un disegno benevolo per ognuno di noi, un sentiero, una strada. Tu hai la tua strada da seguire. Ma devi alzarti da quella sedia e camminare, a volte correre, a volte sudare. Sostituiamo alla negligenza, la diligenza. Non mi andava nacque in una famiglia rispettabile, in una provincia che non offriva molto, ecco perché si iscrisse ad un’associazione ambientale di volontariato per cambiare le condizioni della sua città. Un giorno, mentre guardava la televisione, beccò un documentario sull’oceano e rimase incantato dalle striature di quei pesci, che brillavano, anche se nuotavano così in profondità, che la luce non raggiungeva le loro pinne. Uscì di casa, acquistò manuali sul mare, terminò le scuole e si iscrisse all’Università. Fece della sua passione per il profondo blu un lavoro, e spingeva anche tutti i suoi amici ad impegnarsi per realizzare i propri sogni. A vent’anni si innamorò e si sposò, e non fu un matrimonio gradevole, fu di più. I suoi figli furono appassionati come lui e così i suoi nipoti. Non Mi Andava riuscì a cambiare il significato del suo nome, con la sua vita. Anche noi possiamo farlo. Se potessi scegliere come chiamarti, quale sarebbe il tuo nuovo nome?

domenica 4 gennaio 2015

5. L’Assalto





Illustrazione di Alessia Tricarico
22.57.

Siamo tutti in posizione.

I primi 10 sono coloro che faranno parte dei Controllori.

Gli altri 10 saranno Gentili.

E poi ci siamo noi.

Roy ha paura.

Lo ammiro, perché ogni volta, prima di una missione, ha paura.

Ma affronta ogni suo timore con una scrollata di spalle e muovendosi sempre per primo, in modo impeccabile.

Ieri si è rasato i capelli biondi.

Io me li sono solo ulteriormente tagliati.

Emma ha, sotto l’elmetto, un tuppo.

I suoi capelli sono scuri e gli occhi verdi.

Le poche volte che ha aperto bocca mi è parsa arrogante.

Ma si deve andare d’accordo con i propri compagni.

Sono loro che hanno un terzo della tua vita in mano.

L’altro terzo dipende dai nemici.

L’altro terzo dipende da te.

Ore 23:00.

Entriamo nel tunnel.

Tutto si muove molto velocemente.

In fila indiana, cominciamo ad addentrarci nella “tana della talpa gigante”.

Potrei inventarmi una storia al riguardo.

L’eco dell’esplosione dall’altra parte della città ci insegue.

Respiro piano, non so quanto ossigeno c’è a disposizione qui sotto.

La luce sull’elmetto di Colton, il commilitone della I Legione, che mi sta seguendo, si fulmina, si spegne.

Ma noi continuiamo imperterriti.

Possiamo udire lo scalpitio di piedi fugaci sopra di noi.

I Gentili, il popolo.

Sicuramente avranno dato l’Allarme.

23:08.

Ancora 9 minuti.

Alle ore 23:17 dobbiamo essere fuori dal tunnel e dividerci, sparpagliarci.

Sento una voce ad un megafono.

Siamo non so quanti metri sotto terra.

Non si capisce bene cosa dica.

Sarà l’avviso alle genti di rientrare al sicuro nelle proprie case.

Le armi che abbiamo a disposizione sono una spada, un arco con cinque frecce ed una pistola cadauno.

Non abbiamo potuto portare con noi nessuno scudo, troppo ingombrante.

Un commilitone più avanti tossisce.

Gli unici suoni che si odono lungo il tunnel dal soffitto basso e polveroso sono  il rumore del terreno misto a ghiaia sotto i piedi e il respiro affannoso di 30 persone.

23:15.

“Vedo l’uscita!” sento gridare il primo soldato.

Io sono il 22° in posizione.

Perfetto.

Per le 23:17 saremo fuori.

Infatti è così.

Appena varchiamo i cespugli che nascondono il buco stretto dal quale siamo usciti faticosamente, ci dividiamo.

Non mi interessa gli altri dove sono diretti.

Io so solo che noi 10 dobbiamo dirigerci verso la Corte.

Da dopodomani io, Roy ed Emma faremo richiesta di potervi entrare come servitori. Dopo altri due giorni, altri due faranno richiesta per entrare come cuochi.

Altri quattro, come guardie, la settimana prossima.

L’ultimo, Colton, Farà domanda per diventare uno dei Giardinieri di Corte.

Kroatoan sarà ovunque.

Io sarò un servitore.

So solo eseguire gli ordini, non potrei essere altro.

Non so né cucinare né potare o piantare.

Come guardia, sarebbe stato più difficile avvicinarmi al Re.

Come previsto, questa parte della città è completamente deserta.

La gente è nelle case, al sicuro.

Tutta la Sorveglianza è alla Porta.

Ci vorrà almeno un’altra ora finché ritorni un po’ d’ordine.

Ora ci dirigeremo al primo ostello vicino alla Corte.

Ci presenteremo come cugini.

Possiamo addirittura usare i nostri veri nomi, per quanto è sicura la nostra copertura clorophiliana.

Per la prima volta, da quando sono uscito dal tunnel, alzo lo sguardo al cielo.

E’ di un azzurro più scuro, perché è notte.

Ma c’è luce.

Mi fa uno strano effetto avere gli occhi dello stesso colore del cielo.

O forse è il cielo che ha lo stesso colore dei miei occhi.

Mi rendo conto di preferire questo cielo a quello rosso di Kroatoan.

Scritto da Valeria Quarto
Editing Bianca Cataldi





domenica 30 novembre 2014

2. Progetto “Inside”

designed by Alessia Tricarico
La III Caserma è immensa.

E’ più grande delle altre due.

E’ completamente rivestita di lamiere di ferro tinte di bianco, dentro e fuori. Ha quattro piani. Centinaia di finestroni con vetri antiproiettili doppi e spessi 3cm l’uno. All’ultimo piano c’è il dormitorio con 150 letti a castello. E al secondo piano c’è la mensa e il dipartimento della sicurezza, più la sala relax, molto poco utilizzata. Al primo piano solo uffici, sale riunioni, l’infermeria; e all’esterno un recinto per le esercitazioni all’aperto. Al terzo piano la palestra, l’ala per l’addestramento. Ci saranno attrezzature da milioni di kroati.

 Il kroato è la moneta di Kroatoan. Solo Gelso e Kroatoan hanno monete completamente d’oro. Quelle degli altri Regni sono solo rivestite d’oro, ma all’interno sono di comune metallo.

Con un kroato non ci puoi fare granchè. Con tre puoi comprarti un panino.

Un soldato della Legione guadagna 3000 kroati. Che sono tanti. Troppi, considerato che viviamo e alloggiamo gratuitamente alla Caserma, e non paghiamo né assicurazione, né auto, e abbiamo agevolazioni fiscali in qualunque posto e negozio in cui entriamo vestiti con la divisa.

Quando siamo in servizio dobbiamo sempre e obbligatoriamente indossare la divisa. Ne abbiamo quattro: due beige e due verdi. 

Non sei tu che fai domanda per entrare nelle legioni, loro ti chiamano.

La chiamata dipende dai tuoi voti all’Accademia Militare, dalle tue prestazioni, dai tuoi comportamenti. Una volta entrato all’Accademia all’età di 13 anni sei sempre e costantemente sotto esame.

Perché se sei degno, tu puoi essere il prossimo ad entrare nella Legione.

domenica 16 novembre 2014

1. Heartless

designed by Alessia Tricarico
Sono senza cuore. Sono incapace di provare emozioni.

Sono nato così.

Non conosco la paura, né la rabbia, né l’amore, né la felicità.

Conosco questi sentimenti, perché il mondo ne parla in continuazione.

Ma non li capisco.

Perché non li vivo.

C’è chi lo considererebbe un dono, chi una maledizione.

Io so solo, che mi va bene così.

Sono un soldato.

giovedì 19 giugno 2014

Con chi esci questa sera?

Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach una volta disse: “L’uomo è ciò che mangia”.

No, non è un articolo su come perdere cinque chili in una settimana senza dieta né esercizio fisico per avere un corpo da favola per la terribile prova costume, ma è un articolo su ciò che l’uomo è.
Troppo generico? Approfondiamo il concetto, allora, modificando la frase del filosofo così: “L’uomo è chi frequenta.”

Esatto, parleremo della comitiva, del gruppo, degli amici (o dell’amico).
Dando una sbirciatina nella Parola di Dio, che dà ogni tipo di consiglio, su ogni argomento immaginabile, Paolo dice: «Non v'ingannate: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1Corinzi 15:33).
Ad una prima occhiata, sembra un versetto bigotto, che pretende di dirci chi dobbiamo frequentare; invece, al contrario, è un ottimo suggerimento che ci dice chi dobbiamo evitare.

Cosa si intende per “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”?
Per poter rispondere a questa domanda, dobbiamo prima capire cosa renda una compagnia buona o cattiva.
E la risposta, è sempre nella Bibbia: «Ed ora, fratelli, mentre concludo questa lettera, voglio dirvi ancora una cosa: indirizzate i vostri pensieri su tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode.» (Filippesi 4:8).

La comitiva che frequentate è ricca di persone che ha questi pensieri e che li traduce in conseguenti comportamenti? Buon per voi! Siete in una “buona compagnia”.
La vostra comitiva NON si rispecchia in questa descrizione? Allora, forse, è il momento di cominciare a rifletterci su.
Perché, se credete che non diventerete come loro stando 24 ore su 24 con persone che non sono sincere, che non compiono buone azioni verso di voi e verso gli altri, che sono ingiuste, che non hanno una buona reputazione (e un motivo ci sarà…), state “ingannando voi stessi”, per dirla alla Paolo.

Avete presente quando eravamo piccoli e c’era quell’amica/quell’amico che ci stava così simpatica/o che ogni cosa che faceva o sperimentava, ogni gioco che proponeva… Noi lo imitavamo? Certo, eravamo alle scuole elementari, o magari alle medie, ma quello che dice Paolo, Ludwig e prima ancora di tutti loro messi insieme Dio, è che noi possiamo essere sicuri di noi, pensare che nessuno può cambiarci, anche se frequentiamo persone completamente differenti da noi, ma che giorno dopo giorno, in maniera impercettibile, se vorremo continuare a rimanere in quel gruppo, saremo costretti consciamente o inconsciamente a diventare come loro.
Per abbondare con le citazioni e i proverbi, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare.

E per chiudere, perché è bene circondarci di persone incoraggianti, che ci danno l’esempio, che condividono i nostri stessi principi, ideali, che sono sempre pronti ad afferrarci prima che i nostri piedi inciampino?...
Serve davvero una risposta?
Gli amici servono ad arrivare prima ai traguardi che ci proponiamo, servono per ricordarci chi siamo.
E per essere dei veri amici, di quelli giusti, che tutti desiderano, conoscere Dio, averlo nel proprio cuore e nella nostra vita è il modo migliore per esserlo.
Perché Dio ha gli stessi pensieri descritti nel versetto di Filippesi 4:8, e Lui fa le stesse cose. E se Dio è così e noi abbiamo Dio in noi, anche noi saremo così. E saremo dei buoni amici e sapremo riconoscere quelli giusti.

L’ amico vero è così:
L'amico è paziente, è benevolo;
l'amico non invidia;
l'amico non si vanta, non si gonfia,
non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità;
soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
L'amico (vero) non verrà mai meno.

(Versione originale in 1 Corinzi 13:4-8)

God bless you, 

venerdì 9 maggio 2014

L'uomo che non trova spazio in nessuno schema

Avremmo bisogno di un uomo

che non chiude gli occhi davanti ai problemi del mondo
che riconcilia l'Est con l'Ovest e i poveri con i ricchi
che non fa differenza tra i colori della pelle
che non ha solo interesse per i potenti e gli intelligenti
che dice sempre la verità
che mostra la strada per la pace
che dà un orientamento agli uomini
che ha tempo per noi
che ci aiuta a comprenderci
che ci dà la facoltà di amare
che ci libera dalle paure e dalle preoccupazioni
che ci usa senza sfruttarci
che ci perdona senza rancore
che ci dà chiarezza nel prendere le decisioni
che è degno di fiducia

Avremmo bisogno di... Gesù!