giovedì 30 aprile 2015

Sosteniamo il Nepal

Non stanchiamoci di pregare per il Nepal, devastato da un terribile terremoto.
Nonostante la tragedia così immane, ci sono ancora vittime che vengono riportate alla luce ed ancora in vita.
Dio è in mezzo alla sofferenza! Dio protegga il mio amico pastore Reuben.
Per chi vuole contribuire può farlo sul nostro blog www.pastorcorsini.com alla sezione DONATE.
Dio vi ricompensi immensamente!






domenica 26 aprile 2015

21. SUPPOSIZIONI

Illustrazione di Alessia Tricarico
«Ehi, Colton», lo saluto, mentre mi avvicino al cespuglio che sta curando. 

Mi fa un cenno col capo. 

«Ho saputo del Principe» dice. «Bella rogna. Influirà sul piano?» 

«No, è un altro dei suoi soliti capricci, niente di che», taglio corto. In meno si sa della baraonda che sta accadendo, meglio è. O tutti vorranno dire la propria e si sa, la democrazia può essere deleteria, quando c’è un capo. 

«Piuttosto, volevo chiederti chi è che di solito si aggira per il giardino», domando. 

«Intendo, oltre a te, chi passeggia, chi ci lavora…» 

«Beh», risponde, posando la forbice che aveva in mano (se si chiama così, non mi intendo di attrezzi di giardinaggio). «Io sono qui sempre, giorno e notte. Però passano postini, inservienti, cameriere…» 

«Civili?»

«No, i civili non possono entrare nel giardino o nel palazzo senza avere la concessione del Guardiano». 

Ovvio. Come è successo a noi. 

«Tu sei sicuro di conoscere tutti i volti e che siano tutti uomini e donne del Re?» 

«Jensen, proprio perché non sono un semplice giardiniere, sto sempre con gli occhi aperti. Perfino di notte, prima di andare a dormire, in orari non prefissati, faccio un giro per il posto». 

«Un’ultima domanda: chi si è avvicinato agli alberi di mele tra ieri e oggi?» 

Mi rendo conto che, molto probabilmente, vorrebbe sapere il perché di questo interrogatorio. Ma essendo io il suo superiore, non gli è concesso pormi domande… Il che è un sollievo. 

Colton volge il suo sguardo verso il viale alberato di cui gli ho chiesto. 

«Sono passati in molti… La strada è dritta, quindi ti porta velocemente a destinazione. Non mi ha colpito nessuno in particolare». 

«Va bene, grazie Colton. Buon lavoro». 

Lo congedo così, con solo un paio di indizi e supposizioni in più. 

Non può trattarsi di Corallo, o Colton avrebbe notato una persona “nuova”. 

E chi ha commesso l’attentato non può essere uno che è nel Regno, ma uno che è nel Palazzo. 

Il viale alberato è sotto gli occhi di tutti. Quindi deve essere un inserviente o un comune uomo del Re. 

Ma la cosa non mi convince. 

Tutti amano e adorano il Re. 

Certo, dopo il caso di Corallo , può darsi che ci sia un altro traditore. Ma, allora, bisognerebbe guardare agli uomini più vicini a Cedric, un cameriere qualsiasi non avrebbe motivo di volerlo uccidere, comunque non potrebbe mai succedergli. 

Ed Enock deve essersi nascosto sicuramente nel castello stesso o sarebbe stato visto, essendo scappato in pieno giorno. 

Quello che ci serve è una mappa del Palazzo. 

Da questa distanza riesco a vederlo tutto. 

Nella visione di insieme è… Immenso. 

Eppure non riesco ad immaginare che ci si possa nascondere da qualche parte. E’ così luminoso, che l’idea che possa celarsi un nascondiglio o un qualsiasi segreto si rifiuta di rimanere nella mia testa. 

So dove recarmi per trovare una mappa. 

Il Cappellano.

Scritto da Valeria Quarto


domenica 19 aprile 2015

20. SALVARLO PER UCCIDERLO

Illustrazione di Alessia Tricarico
«Ma che importa se non siamo noi a ucciderlo», esclama Roy, dimenando le mani in aria, riempiendo tutto lo stanzino dove siamo riuniti per gli ultimi aggiornamenti. «Comunque, se viene fatto fuori il Re, ci sarà il delirio e le nostre truppe potranno subentrare».

«Ma non ci arrivi, idiota?!», inveisce Emma.

«Chiunque abbia scoccato quella freccia, potrebbe avere il nostro stesso obiettivo, cioè conquistare il Regno, ma noi non siamo preparati per un “nuovo” nemico. In questo caso il nemico del nostro nemico non può essere nostro amico».

«Emma ha ragione». La mia affermazione sembra stupire i presenti.

«Abbiamo un piano preciso. La percentuale di fallimento del progetto riguarda il fattore umano, ovvero lo scrupolo che potrebbe prevalere in me, che mi impedirebbe di ucciderlo. Questo non potrebbe mai avvenire, dunque è tutto calcolato per il successo. Ma adesso è sopraggiunto un elemento non calcolato nel piano, che potrebbe cambiare tutto».

«Quindi, che si fa?» domanda Roy, con uno sguardo un po’ smarrito.

«Il piano non si cambia… Ma si apre una parentesi. Eliminiamo chi vuole eliminare il Re e poi proseguiamo con il nostro scopo».

«In pratica», dice Emma, guardando un punto fisso nel vuoto «Stai dicendo che adesso, non dobbiamo più ucciderlo, ma salvarlo».

«…si. Dobbiamo prima salvarlo, se vogliamo ucciderlo».

«E dovremmo trovare Enock», aggiunge Roy.

«Dobbiamo assolutamente trovare Enock. Che spero non sia stato già preso…»

«Pensi che si tratti di Corallo? O di un altro traditore?»

Rifletto. Non ne sono sicuro.

«Sappiamo bene che è possibile varcare Gelso. Potrebbe trattarsi di Corallo. Potrebbe trattarsi di un nuovo traditore. Quindi, questo sarà il primo punto da chiarire. Chi vuole il Re morto».

Roy alza la mano di scatto.

Non poteva mancare lo schiaffo sul collo da parte di Emma.

«Idiota, ti sembra il momento di scherzare?!»

«Non sto scherzando,  anche noi lo vogliamo morto! E comunque conserva le tue energie per il nemico, anziché picchiare me».

Sospiro…………..

«Dividiamoci il lavoro: Roy, tu perlustra tutta la zona, alla ricerca del Principe. Emma, tu che sei una donna, indaga nel castello, parla con le cameriere, le inservienti, e scopri più indizi possibili su Corallo, la sua storia e tutto quello che potrebbe servirci».

Non mi passa inosservato lo sguardo truce alla frase “tu che sei una donna”, ma fingo di non averlo notato.

«Io mi recherò sul “luogo del quasi delitto”. Vedrò se ci sono tracce…».

Ci dividiamo, domani alla stessa ora ci rincontreremo nello stesso posto e con nuove informazioni.

Mentre passeggio per il viale alberato, noto come le folte chiome potrebbero benissimo celare una persona appostata, pronta ad uccidere.

Nella mia mente si accavallano mille pensieri. Perché il Re non ha ucciso questo Corallo? E come può essere riuscito a rientrare? Inoltre, il Principe Enock, non poteva scegliere momento migliore per scappare…

Dove la freccia ha toccato terra, rimasto solo un segno nero, di bruciato.

Non avevo mai visto un’arma che si autodistruggesse così, perfino le bombe lasciano tracce di se stesse.

Guardo a destra, a sinistra.

Non c’è nessuno.

Mi accorgo del silenzio assordante.

Questa mattina il cinguettio degli uccellini riempiva il giardino.

Mi arrampico su quello che potrebbe essere il melo da dove è partita la freccia.

Sicuramente, chi ha tentato l’attacco, non è un novellino. Deve essere agile e astuto.

Chissà da quanto tempo lo aveva organizzato.

Ma come ha fatto a mancarlo?

E perché ha scelto di scoccare una sola freccia, proprio quando il Re era in mia presenza, rischiando, come è appunto successo, che avrei potuto salvarlo?

Una volta arrivato sul ramo “giusto”, capisco.

La freccia non è stata scattata da nessuna persona.

C’è una corda un po’ sciolta.

Evidentemente era stato sistemato un marchingegno per sputare la famosa freccia, che ad un determinato orario, avrebbe fatto il suo lavoro. Appena ci siamo allontanati io e il Re, il colpevole deve averlo ripreso.

E se l’ha ripreso, vuol dire che gli serviva o che si sarebbe potuto capire chi fosse stato a sparare il colpo, da quell’attrezzo.

Ciò che ho scoperto, non è abbastanza.

Da questa altezza, si vedono tutte le chiome, di tutti gli altri alberi.

E poi vedo lui.

Colton.

E’ l’addetto al giardino, è uno dei nostri.

Potrebbe aver visto qualcosa, a cui non ha dato peso, ma che un peso, ce l’ha.

Scendo giù per il tronco, con la speranza di ricavare qualcosa di più che un pezzo di corda.





 Scritto da Valeria Quarto 

domenica 12 aprile 2015

19. LA FRECCIA



Illustrazione di Alessia Tricarico
Ciò che mi rulla in testa è: ucciderlo ora o aspettare?

Io e il Re siamo alla ricerca di suo figlio. Siamo io e Lui, la luce del giorno a Gelso è, come sempre, da quando sono arrivato qui, qualcosa che… ti intimorisce.

Mette in risalto tutto, i colori delle sue vesti, dei suoi occhi, dei fiori del giardino, delle pietruzze del viale.

Mi sentirei troppo… scoperto ad attaccarlo ora.

Ma il tempo stringe.

E soprattutto, non posso provare curiosità, ma la domanda che grida nella mia testa c’è: è davvero immortale?

Se provassi ad ucciderlo e non morisse, sarebbe un disastro. Salterebbe l’intero piano, tutti gli uomini del mio Regno che sono qui in incognito verrebbero arrestati.

Non ho scrupoli, ma ho una coscienza.

Sono così immerso nei miei pensieri che quasi non mi accorgo di quello che succede.

Una freccia.

Una freccia sfiora il capo del Re.

E io, senza accorgermene, mi butto su di lui e cadiamo sulla ghiaia.

La freccia, appena tocca il suolo, si incendia e brucia, scomparendo senza lasciare alcuna traccia.

Non so se sono più sorpreso per l’attentato imprevisto, perché un attentato simile sarebbe dovuto provenire da me o se sono arrabbiato: l’ho salvato.

Dovevo ucciderlo e l’ho salvato.

Il Re tossisce.

«Ragazzo, torniamo dentro, subito».

E io, come se fossi un suo fedele servitore, lo aiuto a rialzarsi e rientriamo a palazzo.

Decide di entrare nelle cucine, non so perché.

«Mariah», dice ad una cuoca «preparami una cioccolata agli amaretti, grazie».

Sospira.

Si siede su una di quelle scomode sedie di legno, un po’ sporca di cibo, sullo schienale è appoggiato uno strofinaccio usato.

Non so come reagire.

Non posso fare a meno di osservarlo.

E’ successo tutto così velocemente.

Lui dovrebbe essere terrorizzato o adirato.

Invece… è seduto.

Cerco di ripercorrere gli avvenimenti appena successi.

Eravamo sul viale.

Io camminavo a qualche passo dietro di Lui.

La freccia è arrivata dall’alto, dal lato sinistro, dove c’è la schiera degli alberi di mele.

Quindi, chiunque sia stato, era su uno di quegli alberi.

Non so perché, istintivamente, l’abbia salvato.

Forse perché non ero stato io a scoccare quella freccia.

Trattengo il fiato e gli pongo la mia domanda.

«Maestà, sa chi possa essere stato?»

Lui, che fino a quel momento, era rimasto con lo sguardo fisso su Mariah che mescolava gli ingredienti per la sua cioccolata, ma che credo stesse pensando a tutt’altro, alza il suo sguardo verso di me.

«Purtroppo, credo che ci sia un traditore nel mio Regno».

Deglutisco.

Stringo i pugni.

Ci ha scoperti?

«Tanto tempo fa, accadde che un certo Corallo, un abitante di Gelso, divenne un mio funzionario. Era brillante ed intelligente. E lui si fece accecare dalla sua stessa luce e pensò bene che avrebbe potuto prendere il mio posto. Ma solo mio figlio può impugnare il mio Regno».

Enock.

Mille pensieri si affollano nella mia testa.

«Pensa possa essere stato Corallo?», gli chiedo.

«L’ho esiliato da Gelso molto tempo fa. E’ impossibile che sia riuscito a rientrare».

Credo che il Re possa sbagliarsi. E io ne sono la prova.

«Ma se c’è stato uno, una volta, che ha voluto appropriarsi della mia corona, ce ne potrebbe essere uno nuovo».

La cioccolata è pronta. L’amaretto riempie la stanza con il suo profumo dolce, che fa a cazzotti con l’amarezza che mi prende lo stomaco.

«Quello che più temo è che possano aver preso mio figlio. Uccidere me, non sarebbe abbastanza, perché ho un erede. Dovrebbero togliere di mezzo anche lui, per poter avere la strada spianata».

Il Re si alza.

«Mi ritiro nella mia stanza, devo pensare».

Ma prima di uscire dalla cucina, si gira e sorridendomi mi dice: «Il tuo gesto non è passato inosservato».

Se c’è qualcuno che vuole uccidere il Re oltre noi, potrebbe essere un problema.

C’è troppa confusione. Rischiamo che il piano salti.

E soprattutto, si sbaglia pensando che non possa essere stato Corallo.

Come siamo riusciti ad entrare noi, potrebbe benissimo esserci riuscito anche lui.

Devo parlare con gli altri, le priorità del piano cambiano.

Ma sulla soglia della porta mi blocco.

Credo che il Re non sia immortale.

Scritto da Valeria Quarto

domenica 5 aprile 2015

18. ALLA RICERCA


Illustrazione di Alessia Tricarico
«Non sei durato neanche un giorno!», grida Emma, sbattendo il pugno al muro.

«Abbassa la voce, vuoi che ci scoprano?!», bisbiglia Roy, stringendole la spalla «Il ragazzino è più fuori di cervello di quello che pensavamo. Giù uno che se ne va in giro per pazzi, è da rinchiudere».

«Roy, Emma, basta». Inspiro, espiro.

Emma non ha tutti i torti, ho sicuramente sottovalutato la situazione.

Questa volta siamo nel retro delle cucine. Appena il principino è scappato, dopo aver avvisato le altre guardie, ho raggiunto i miei compagni per aggiornarli.

«Lo troverò».

«Lo troveremo, semmai», esclama, fissandomi, Emma.

«Non se ne parla, noi siamo servitori, non possiamo abbandonare questo compito per un altro che non ci appartiene».

«Roy ha ragione. Come l’ho trovato la prima volta, lo troverò anche questa».

Detto ciò, lascio la stanza senza dare il tempo ad Emma di ribattere.

Mi sento… inefficiente.

Comincerò a perlustrare il giardino, il labirinto e poi passerò all’esterno. Anche se, data la dimostrazione di scaltrezza,  non credo che si possa essere nuovamente rifugiato nel labirinto.

Ma perché scappare? La sua vita qui è perfetta.

Sto per scendere le scale, quando vedo la schiena del Re che mi precede.

Potrei provare a scusarmi, a rassicurarlo. Non posso perdere la fiducia appena guadagnata.

«Sua Maestà», esclamo dalla cima della scalinata.
Lui l’ha terminata, si gira. Mi vede e mi sorride.

E’ stato avvisato che Enock è scappato? Perché mi sorride?

«Andiamo a cercarlo», dice.

Cosa? Lui, il Re deve andare in giro a cercare suo figlio?

Deve aver capito dal mio viso che sono stupito da questa affermazione, perché aggiunge: «Tu l’hai perduto. Io sono suo padre. Tocca a noi recuperarlo».

Non è in collera con me? Dal suo sguardo non sembra.

«Sì, Altezza», mi limito a rispondere.

Abbasso lo sguardo. Scendo la scalinata, gli ultimi scalini con incertezza. Sono ad una spanna al di sopra di Lui.

«E’ sempre vissuto al sicuro, ha sempre avuto ciò che desiderava, e anche di più» sospira, un luccichio negli occhi. «Questo gli ha sempre fatto credere che non potesse vivere libero e in modo avventuroso. Capisco che sia piccolo, e i giovani hanno difficoltà ad apprezzare ciò che hanno. Ma di solito se ne rendono conto quando rischiano di perderlo».

Capisco perché lo ritengano saggio.

«E tu, Jensen, apprezzi ciò che hai?» mi domanda, ma non aspetta la risposta «Andiamo».

Mi volta le spalle. Mai dare le spalle al nemico. Ma non è il momento giusto. Ma il momento giusto potrebbe essere a breve… Saremo soli, alla ricerca di suo figlio.

Presto sarai orfano, Enock.


Spero che tu riesca a dare un ultimo saluto a tuo padre.

Scritto da Valeria Quarto