domenica 3 settembre 2017

NON DOBBIAMO AVERE SOLO SOGNI

Cosa sono i sogni? Senza troppi giri di parole, cominciamo subito con questa domanda dalla risposta sottovalutata. In primo luogo, precisiamo che in questo frangente non ci riferiamo a quegli episodi mentali che avvengono durante il sonno, di cui Freud ha voluto dare le sue mille interpretazioni e diagnosi; parliamo dei sogni su cui fondiamo la nostra vita, delle direzioni e delle mete che ci poniamo di raggiungere. Diventare medico, crearsi una famiglia, comprare casa, laurearsi, acquistare un carretto di gelati, vincere i campionati nazionali di pallavolo, girare un film, incidere un singolo, scrivere un best-seller, imparare il thailandese, girare per il mondo… Alcuni di questi “sogni” citati possono sembrare utopie, eppure per qualcuno sono veri e propri progetti. Ognuno di noi ha il suo sogno, potremmo dire che ognuno di noi, senza rendersene conto, è il suo sogno.

Pensiamoci bene: fin da piccoli investiamo tempo, denaro, impegno, noi stessi per realizzare ciò che è iniziato come un piccolo desiderio. Per quanto spesso malediciamo il luogo in cui siamo nati e non siamo soddisfatti della famiglia in cui cresciamo, è esattamente lì, in quel posto e con quei genitori che dovevamo vivere, per andare incontro al nostro sogno: ricordiamoci che noi siamo creature create da un Creatore, a cui piace altrettanto sognare; ricordiamoci che non dobbiamo guardare alle situazioni che sembrano avverse alla nostra riuscita, ma al nostro primo, vero Padre, Colui che c’ha dato un cuore capace di contenere l’amore, il coraggio e la forza necessari per custodire e realizzare i nostri desideri. A volte la famiglia ci è d’aiuto: ci sprona, ci paga il corso di balletto a cui vogliamo iscriverci, ci incoraggia ad andare a scuola e a studiare, anche quando proprio non ci va, è presente alle partite di calcetto e assiste a tutti gli spettacoli scolastici possibili e immaginabili, anche quelli in cui interpretiamo il ruolo della mela; ma non per tutti è così.
A volte i genitori non li abbiamo, a volte ci ritengono così stupidi, che ci ripetono in continuazione che non combineremo mai niente nella vita (anche se abbiamo solo 6 anni), non sono disposti a comprarci lo strumento musicale per cui ci sentiamo portati, e non sprecano neppure una parola buona per dirci “Ce la farai!”. In qualche parte del mondo, alcuni genitori pensano addirittura che ai figli non serva andare a scuola.
Ma questo cosa significa? Che coloro che nascono in situazioni svantaggiose e svantaggiate sono destinati a vivere di bisogni, anziché di sogni? Perché ogni sogno non realizzato, diviene un bisogno, una frustrazione; il sogno determina la nostra identità e che ci crediate o no, tutti hanno dei sogni, anche chi non ne ha mai sentito parlare.

Dunque, per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto questo pezzo: i sogni siamo noi, i sogni sono la nostra vita.

La notizia positiva, riprendendo un discorso già accennato precedentemente, è che la realizzazione dei nostri sogni non dipende dalla nostra condizione familiare o economica, ma dalla nostra condizione con Dio: non per sembrare supponente o prepotente, ma Lui ha avuto la bella idea di metterci un determinato obiettivo nel cuore, e allora spetta anche a Lui aiutarci ad arrivarci. E Lui lo fa, eccome se lo fa, è sufficiente che noi Gli affidiamo quel sogno, il percorso da fare per attuarlo e credere che vedremo, al momento giusto, ciò che era solo un’immaginazione, diventare realtà.
Le circostanze e le persone esterne possono fermarci solo se noi glielo permettiamo: pensiamo a qualsiasi grande nome che leggiamo sui giornali oggi, spesso gente che viene dal nulla, da famiglie degradate o da paesi dimenticati dal resto del mondo, eppure che sono diventati quello che hanno sempre voluto essere, calciatori, attori, scrittori, scienziati. Non sono stati fermati dall’ostacolo, l’hanno superato. Le sfide ci aiutano a capire cosa siamo disposti a fare per adempiere le promesse che abbiamo fatto a noi stessi, le montagne servono a farci crescere in resistenza e pazienza, perché nella vita, spesso serviranno questi due elementi. E ci permetteranno anche, una volta superate, di incoraggiare coloro che le stanno affrontando e di aiutare gli altri a avverare i propri desideri.
Certo, quando saremo genitori, è bene ricordarci di credere nelle capacità dei nostri figli e incentivare i loro sogni (incentivare comprende due tipi di atti: verbale, quindi parole di incoraggiamento, espressione d’affetto; pratico, come ad esempio registrazione al corso che serve al proprio figlio per diventare suonatore di oboe professionista. Ps: non servono necessariamente tanti soldi per la formazione e l’istruzione, bensì spirito pratico ed organizzativo, ma anche di sacrificio, per esempio rinunciare a qualcosa di rinunciabile per acquistare il famoso oboe e così via).
Fin da piccoli, è bene che capiscano la strada da percorrere e chi vogliono diventare, indirizzandoli anche verso principi sani, perché senza saggezza e intelligenza (non quella biologica, ma quella “divina”), non si va da nessuna parte. Dio ci fornisce talenti da investire, opportunità da cogliere e sviluppa in noi – proprio attraverso i tanti odiati ostacoli – il carattere necessario non solo per realizzare il nostro sogno, ma per reggerlo e continuare a tenerlo in vita, una volta divenuto realtà.
I sogni non si realizzano da soli, in tutti i sensi: noi dobbiamo esaminare noi stessi, guardare alla nostra indole, capire a cosa teniamo di più e avere la fiducia di investire in Dio, come se Lui fosse una banca molto conveniente e che non ha intenzione di fregarci, perché se noi guadagniamo, guadagna anche Lui. Cosa? Che i propri figli trovano la loro identità, che è immagine e somiglianza del Padre.
E non si realizzano da soli, anche nel senso che, lungo la strada – oltre a Dio – troveremo persone disposte ad aiutarci e che potremo aiutare a raggiungere i loro obiettivi.

Dobbiamo essere disposti a rischiare, a credere in ciò che (ancora) non vediamo, perché “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”, com’è scritto nella lettera agli Ebrei, cap. 11. Passione, pazienza, disciplina, a volte sacrificio. E bisogna cambiare il modo di vedere le cose: non guardare alle sfide con stanchezza e demoralizzazione, ma, per citare Paolo: “Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria”. Essere concentrati sulla meta da raggiungere e su quello che stiamo facendo per arrivarci.

Non dobbiamo avere sogni. Dobbiamo avere obiettivi. Chi ci aiuterà a realizzarli, ce l’abbiamo già. Dio crede in noi, o non c’avrebbe mai creato se avesse pensato che saremmo stati solo uno spreco d’ossigeno su questa Terra.
Adesso tocca a noi credere in Lui, ma credere anche, e soprattutto, in noi stessi e nei nostri sogni.

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