domenica 1 ottobre 2017

PROMO "Una vita è troppo poca"

È in uscita il primo singolo di Francy "Una vita è troppo poca", una produzione dell'etichetta digitale Yoursound label. Il brano sarà disponibile prossimamente in tutti gli store digitali. 

domenica 3 settembre 2017

NON DOBBIAMO AVERE SOLO SOGNI

Cosa sono i sogni? Senza troppi giri di parole, cominciamo subito con questa domanda dalla risposta sottovalutata. In primo luogo, precisiamo che in questo frangente non ci riferiamo a quegli episodi mentali che avvengono durante il sonno, di cui Freud ha voluto dare le sue mille interpretazioni e diagnosi; parliamo dei sogni su cui fondiamo la nostra vita, delle direzioni e delle mete che ci poniamo di raggiungere. Diventare medico, crearsi una famiglia, comprare casa, laurearsi, acquistare un carretto di gelati, vincere i campionati nazionali di pallavolo, girare un film, incidere un singolo, scrivere un best-seller, imparare il thailandese, girare per il mondo… Alcuni di questi “sogni” citati possono sembrare utopie, eppure per qualcuno sono veri e propri progetti. Ognuno di noi ha il suo sogno, potremmo dire che ognuno di noi, senza rendersene conto, è il suo sogno.

Pensiamoci bene: fin da piccoli investiamo tempo, denaro, impegno, noi stessi per realizzare ciò che è iniziato come un piccolo desiderio. Per quanto spesso malediciamo il luogo in cui siamo nati e non siamo soddisfatti della famiglia in cui cresciamo, è esattamente lì, in quel posto e con quei genitori che dovevamo vivere, per andare incontro al nostro sogno: ricordiamoci che noi siamo creature create da un Creatore, a cui piace altrettanto sognare; ricordiamoci che non dobbiamo guardare alle situazioni che sembrano avverse alla nostra riuscita, ma al nostro primo, vero Padre, Colui che c’ha dato un cuore capace di contenere l’amore, il coraggio e la forza necessari per custodire e realizzare i nostri desideri. A volte la famiglia ci è d’aiuto: ci sprona, ci paga il corso di balletto a cui vogliamo iscriverci, ci incoraggia ad andare a scuola e a studiare, anche quando proprio non ci va, è presente alle partite di calcetto e assiste a tutti gli spettacoli scolastici possibili e immaginabili, anche quelli in cui interpretiamo il ruolo della mela; ma non per tutti è così.
A volte i genitori non li abbiamo, a volte ci ritengono così stupidi, che ci ripetono in continuazione che non combineremo mai niente nella vita (anche se abbiamo solo 6 anni), non sono disposti a comprarci lo strumento musicale per cui ci sentiamo portati, e non sprecano neppure una parola buona per dirci “Ce la farai!”. In qualche parte del mondo, alcuni genitori pensano addirittura che ai figli non serva andare a scuola.
Ma questo cosa significa? Che coloro che nascono in situazioni svantaggiose e svantaggiate sono destinati a vivere di bisogni, anziché di sogni? Perché ogni sogno non realizzato, diviene un bisogno, una frustrazione; il sogno determina la nostra identità e che ci crediate o no, tutti hanno dei sogni, anche chi non ne ha mai sentito parlare.

Dunque, per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto questo pezzo: i sogni siamo noi, i sogni sono la nostra vita.

La notizia positiva, riprendendo un discorso già accennato precedentemente, è che la realizzazione dei nostri sogni non dipende dalla nostra condizione familiare o economica, ma dalla nostra condizione con Dio: non per sembrare supponente o prepotente, ma Lui ha avuto la bella idea di metterci un determinato obiettivo nel cuore, e allora spetta anche a Lui aiutarci ad arrivarci. E Lui lo fa, eccome se lo fa, è sufficiente che noi Gli affidiamo quel sogno, il percorso da fare per attuarlo e credere che vedremo, al momento giusto, ciò che era solo un’immaginazione, diventare realtà.
Le circostanze e le persone esterne possono fermarci solo se noi glielo permettiamo: pensiamo a qualsiasi grande nome che leggiamo sui giornali oggi, spesso gente che viene dal nulla, da famiglie degradate o da paesi dimenticati dal resto del mondo, eppure che sono diventati quello che hanno sempre voluto essere, calciatori, attori, scrittori, scienziati. Non sono stati fermati dall’ostacolo, l’hanno superato. Le sfide ci aiutano a capire cosa siamo disposti a fare per adempiere le promesse che abbiamo fatto a noi stessi, le montagne servono a farci crescere in resistenza e pazienza, perché nella vita, spesso serviranno questi due elementi. E ci permetteranno anche, una volta superate, di incoraggiare coloro che le stanno affrontando e di aiutare gli altri a avverare i propri desideri.
Certo, quando saremo genitori, è bene ricordarci di credere nelle capacità dei nostri figli e incentivare i loro sogni (incentivare comprende due tipi di atti: verbale, quindi parole di incoraggiamento, espressione d’affetto; pratico, come ad esempio registrazione al corso che serve al proprio figlio per diventare suonatore di oboe professionista. Ps: non servono necessariamente tanti soldi per la formazione e l’istruzione, bensì spirito pratico ed organizzativo, ma anche di sacrificio, per esempio rinunciare a qualcosa di rinunciabile per acquistare il famoso oboe e così via).
Fin da piccoli, è bene che capiscano la strada da percorrere e chi vogliono diventare, indirizzandoli anche verso principi sani, perché senza saggezza e intelligenza (non quella biologica, ma quella “divina”), non si va da nessuna parte. Dio ci fornisce talenti da investire, opportunità da cogliere e sviluppa in noi – proprio attraverso i tanti odiati ostacoli – il carattere necessario non solo per realizzare il nostro sogno, ma per reggerlo e continuare a tenerlo in vita, una volta divenuto realtà.
I sogni non si realizzano da soli, in tutti i sensi: noi dobbiamo esaminare noi stessi, guardare alla nostra indole, capire a cosa teniamo di più e avere la fiducia di investire in Dio, come se Lui fosse una banca molto conveniente e che non ha intenzione di fregarci, perché se noi guadagniamo, guadagna anche Lui. Cosa? Che i propri figli trovano la loro identità, che è immagine e somiglianza del Padre.
E non si realizzano da soli, anche nel senso che, lungo la strada – oltre a Dio – troveremo persone disposte ad aiutarci e che potremo aiutare a raggiungere i loro obiettivi.

Dobbiamo essere disposti a rischiare, a credere in ciò che (ancora) non vediamo, perché “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”, com’è scritto nella lettera agli Ebrei, cap. 11. Passione, pazienza, disciplina, a volte sacrificio. E bisogna cambiare il modo di vedere le cose: non guardare alle sfide con stanchezza e demoralizzazione, ma, per citare Paolo: “Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria”. Essere concentrati sulla meta da raggiungere e su quello che stiamo facendo per arrivarci.

Non dobbiamo avere sogni. Dobbiamo avere obiettivi. Chi ci aiuterà a realizzarli, ce l’abbiamo già. Dio crede in noi, o non c’avrebbe mai creato se avesse pensato che saremmo stati solo uno spreco d’ossigeno su questa Terra.
Adesso tocca a noi credere in Lui, ma credere anche, e soprattutto, in noi stessi e nei nostri sogni.

domenica 16 luglio 2017

LA TOMBA DELL'AMORE NON E' IL MATRIMONIO

Fino a pochi decenni fa il matrimonio era ritenuto il “coronamento di un sogno”; oggi, senza alcuna sfumatura di sarcasmo, in molti lo additano come “la tomba dell’amore”. Stando ad una statistica del Censis riportata dal giornale La Repubblica, il calo di questa istituzione è così drastico che per il 2031 è previsto – indovinate un po’– il numero di ben zero unioni matrimoniali.

Ma cosa è cambiato? Perché un evento tanto desiderato, ambito, obiettivo di vita fino a poco tempo fa, è diventato peggio di un virus dal quale fuggire? Le motivazioni sono legate alla struttura storica e sociale della nostra società. Tralasciando ragioni di una certa gravità, come il tradimento o altro, il crescente individualismo, le aspettative di vita differenti (per esempio: il concentrarsi unicamente sulla carriera, ecc.), il volersi lasciare con più facilità – e meno spese, le pratiche per il divorzio costano – e l’intromissione di terzi nel nucleo familiare della coppia sono tra i motivi più gettonati. Inoltre il matrimonio ha perso l’aspetto col quale è nato: la sua sacralità, forse perché anche noi l’abbiamo persa un po’ di vista…

Senza contare che è comparsa sulla scena anche una nuova “istituzione”: la convivenza. Potremmo definirla la nemesi del matrimonio; fino a qualche tempo fa era la coabitazione dei due amanti ad essere considerata un “peccato” e ad essere condannata dai più. Oggi è diventata normalissima e, anzi, quasi un passo naturale preventivo da effettuare prima di un eventuale, remotissimo matrimonio. Non c’è da accusare la convivenza – ovviamente – ma il motivo principale per cui la si sceglie al posto dello sposarsi: la possibilità di fuggire più facilmente in caso di pericolo, se scatta l’allarme rosso, quando si comincia a litigare per tante piccole cose e quindi: «Abbiamo deciso di lasciarci, perché non andiamo più d’accordo».

E’ vero, il matrimonio è un rischio. Ed è strano che, più la società promuove la ribellione, gli atti di coraggio, di emancipazione e di indipendenza, più si ha paura di qualcosa per cui si è sempre combattuto: l’amore. Prima, ciò che spaventava, era perdere la persona amata; ora sembra che si abbia il terrore di non potersene più sbarazzare se le cose non vanno come vogliamo noi. Nel matrimonio è essenziale il pronome “noi”, ma, ultimamente, ha assunto più importanza il pronome “io”. Eppure, ricordiamoci, c’erano donne ripudiate dalle proprie famiglie perché volevano sposare “l’uomo sbagliato”; chi si è messo contro interi meccanismi sociali, per sposarsi, chi ha rinunciato a titoli per amore. Il rischio valeva la candela e non si prendeva affatto in considerazione la possibilità che tutti gli sforzi per conquistare la persona amata sarebbero potuti diventare uno spreco di tempo, perché un giorno l’amore, come per magia, sarebbe potuto scomparire.

Spesso si sente dire la frase «L’amore non basta». Qual è, allora, la concezione di amore che abbiamo? Alla parola “matrimonio” è inevitabile – dovrebbe esserlo – associare quella di amore. E’ un’emozione? Una passione? Forse da adolescenti. Ma che sia da conviventi, che sia da sposati, l’amore è una scelta che si fa ogni giorno, è continua collaborazione e, prima di tutto, lavoro su se stessi. Spesso si dice anche che l’amore è sacrificio. Ecco, questo è vero; e oggi, così come improvvisamente sono scoppiate le intolleranze al lattosio, al glutine, a tutti quei cibi naturali che si sono sempre mangiati e costituivano le fondamenta della nostra alimentazione, è emersa questa indisponibilità al rinunciare, al rischiare, al provare ad amare in modo maturo, addirittura con la sicurezza che si può mettere anche per iscritto, che questa unione durerà tutta una vita.

Precedentemente si è detto che il matrimonio ha un aspetto sacro che si sta dimenticando. Ed è quello più importante. Perché per avere un matrimonio di successo, per resistere ai malumori, ai dissapori, alle discussioni; per rendere sempre più stabile e non sempre più fragile questo legame, serve la presenza di Colui che l’ha creato. Nel libro di Ecclesiaste nel capitolo 4 è scritto che “una corda a tre capi (Dio – marito – moglie) non si spezza facilmente”. Dio ha pensato al matrimonio, proprio perché: «[…] Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a Lui», affinché una collaborazione, un legame, una unione come quella tra due persone che si amano, possa superare ogni difficoltà, crescere dei figli sani, che contribuiranno a rendere un posto migliore questo mondo e anche perché, come cita il protagonista del film Into the wild, la felicità è reale solo se condivisa.

Per concludere, il matrimonio non è la tomba dell’amore. Escludere Dio, anteporre se stesso all’altro, non essere grati di aver trovato una persona che ci ama nonostante i nostri (tanti) difetti lo è. E con questa nuova consapevolezza, cerchiamo di cambiare il nostro modo di vedere qualcosa che non è terribile, come ormai i più pensano, ma è bellissimo.

Saverio Corsini

martedì 30 maggio 2017

Lo storico duello tra Scienza e Fede: quando non saranno più nemiche?

   
 Sembra essere una partita a scacchi che non conosce tregua, quella che si gioca da secoli sulla scacchiera della vita: la convivenza tra fede e scienza, il cui rapporto è sempre stato conflittuale, apparendo opposte ed escludendosi a vicenda.
Ma è davvero così, scienza e fede viaggiano su binari tanto distanti, senza coincidere mai?

     Al riguardo del dibattito “scienza vs fede”, il giornale online Il Foglio riporta l’opinione di Robert Kurland, scienziato e fisico pluripremiato convertito da tempo al cristianesimo, che testimonia di come la scienza non rinneghi l’esistenza di un Dio Creatore, anzi, la confermi. Asserisce anche che la natura ha in sé regole descrittive e non prescrittive, ovvero descrivono, mostrano quel che è la realtà delle cose, cioè un riflesso di un mondo spirituale; cita il Salmo 19.1: «I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle Sue mani». Insomma la prova empirica (elemento essenziale per la convalida di ogni ricerca scientifica) che Dio è “scientificamente provato” è visibile e palpabile intorno a noi, basta saper guardare. Ma c’è un problema: noi cerchiamo ciò in cui crediamo.

     Uno scienziato ateo, che non crede nel soprannaturale, volgerà sempre le sue ricerche nella conferma di quello che è il suo credo personale, ovvero la non-esistenza di Dio e muoverà i suoi studi su una strada obiettivamente limitata, che esclude l’Impossibile. E’ difficile trovare qualcosa (o Qualcuno) che non si sta cercando… Uno scienziato che crede, invece, spingerà le proprie ricerche oltre l’orizzonte dell’immaginabile, volendo trovare prove ulteriori della presenza di un Dio Padre su questa Terra, come nei Cieli, e per lui la scienza non sarà altro che un modo per approfondire la conoscenza di “Un” creatore.

     Difatti la parola scienza deriva dal latino scientia, che significa proprio conoscenza. E se da sempre l’uomo (e non la scienza, badate bene), ha voluto in qualche modo escludere l’evidenza della fede, la fede non l’ha mai fatto: nella Bibbia il termine scienza è presente 49 volte e non per rinnegarla, ma per esaltarla come conoscenza (presente 96 volte nella Parola) di Dio e di tutto il Suo creato.

Inoltre, ecco un ulteriore punto a favore della tesi che la scienza sia al servizio dell’uomo per confermare la fede nelle sue manifestazioni materiali e tangibili: le varie teorie che contrastano e confutano un disegno divino e l’esistenza di Dio sono, appunto, teorie e non teoremi. Le prime, sono ipotesi da avvalorare, i secondi sono ipotesi comprovate e quindi dimostrate. L’esempio lampante è la teoria dell’Evoluzionismo, diventata famosa soprattutto per la portata innovativa e originale, ma non perché… sia vera (e solo perché qualcosa è estremamente celebre e popolare, non significa che sia la verità). Questa teoria non riesce a guadagnarsi il titolo di teorema per dei gap nei processi evolutivi di più soggetti: dallo sviluppo del corpo umano – alcune ossa del corpo, la formazione dell’occhio che non risultano essersi evolute, bensì sembrano create “dal nulla” -, alla apparizione, trasformazione e sparizione di alcuni elementi terrestri – ricordiamo il celeberrimo mistero della scomparsa dei dinosauri.

     Al contrario, se si pensa alla tridimensionalità studiata e quasi architettonica del fiocco di neve, al corpo umano realizzato al dettaglio, alla laminina – che in pochi conoscono – ossia una famiglia di glicoproteine che consistono di tre diverse catene polipeptidiche, aventi molecole dalla forma di una croce con tre bracci corti e uno lungo, responsabile di spostamenti cellulari essenziali per la nascita e la crescita, è difficile credere che tutto ciò sia frutto di numerose casualità, che dopo tanti tentativi hanno combinato quella che è la nostra anatomia attuale… Una volta un medico (non cristiano) disse: «L’essere umano è fatto in modo così preciso e perfetto, che non può non essere stato creato da un’Entità Superiore».

     Un’altra cosa che non la scienza (badate bene di nuovo), ma lo scienziato ateo crede è l’impossibilità dei miracoli. Che cos’è un miracolo? Un avvenimento soprannaturale che si manifesta nel mondo naturale. Si sa che la Bibbia è piena di miracoli, ma in pochi sanno che molti di questi sono anche registrati storicamente, come l’episodio di una delle autorità del popolo di Israele, Giosuè, che ferma il sole: l’eclissi in questione risulta, e non è l’unico evento “incredibile” risultante negli studi storici. Si potrebbero far rientrare i miracoli nell’ambito scientifico riportando il versetto scritto nella lettera agli Ebrei 11.1: «La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono». La scienza è lo studio di quelle “dimostrazioni di realtà che non si vedono”, è una disciplina descrittiva.

     Forse sono stati episodi come la persecuzione di uomini di scienza (Giordano Bruno, Galileo Galilei), che hanno scosso certezze che la religione – e non la fede – aveva custodito per anni, e la loro condanna e tragica morte causata da uomini cosiddetti timorati di Dio, ha portato ad mettere in scena una guerra esasperante,che non avrebbe mai dovuto esserci.

     Bisogna cambiare modo di vedere le cose. L’uomo ha dato il via ad un contrasto che non c’è mai stato, in quanto fede e scienza non sono in antitesi, ma sono complementari. E se lo scopo di uno scienziato è scoprire la verità e andare oltre, può cominciare a farlo credendo nelle infinite possibilità grazie all’esistenza di un Dio dell’Impossibile. Ecclesiaste 3.11: «Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta»: dentro di noi è già presente quella “laminina” che ci porta a credere e ad avere fede e con la scienza abbiamo modo di scoprire le dimostrazioni di realtà che non si vedono… e meravigliarci.