martedì 28 giugno 2016

C’era una volta Non Mi Andava


Illustrazione di Alessia Tricarico

“C’era una volta” è il modo più idoneo per raccontare la storia di cronaca che segue. Per non minare la reputazione del soggetto di cui tratteremo, ci rivolgeremo a lui chiamandolo Non Mi Andava, che riflette a pieno la sua personalità e la sua vita. Se potessi scegliere tu il tuo nome, in base al tuo carattere, alla tua vita, come ti chiameresti?
Non Mi Andava nacque in una famiglia rispettabile in una piccola provincia, che non apprezzava granchè. Effettivamente non offriva chissà quali opportunità, ma lamentarsi del posto in cui viveva non avrebbe di certo cambiato le cose. I suoi genitori lo educarono, la scuola lo formò. Studiava perché doveva farlo, e anche se potevano esserci materie che lo interessavano, non si cimentava ad approfondirle più di tanto. Si iscrisse all’università, perché “doveva”. Cercò un lavoro, perché “doveva”. Non ebbe mai una promozione, perché si limitava a fare il suo dovere. Instaurò dei legami, ma definirli profondi è azzardato. Ebbe qualche relazione, fino ad avere la relazione. E’ evidente che la storia di Non Mi Andava non sembra caratterizzata da grande entusiasmo. Arrivò l’amore e tutto cambiò... No, non è vero. Non Mi Andava era sempre lo stesso, non sarebbe bastata un’altra persona per cambiare chi era. Seguì un matrimonio abbastanza gradevole, figli, nipoti, pensione. Fine. Questa è la vera storia di Non Mi Andava.
Ammettiamolo: è una pessima storia, di sicuro Hollywood non sborserebbe il becco di un quattrino per farne un film. Il nome Non Mi Andava ha un duplice significato: è sia un intercalare linguistico tipico dell’Italia del Sud,  “Non ho voglia di fare questo”ed è anche un altro modo di dire, anzi, di essere, ad esempio: “Ho provato quella maglietta, ma non mi andava”. Ecco chi è il nostro protagonista (adesso c’è bisogno di essere critici e cattivi). Non si può dire che non abbia fatto niente nella sua vita. Ha studiato, ha lavorato, si è sposato. Ma non ha fatto altro. E’ stato mediocre. Non ha messo passione, curiosità, entusiasmo, gioia di vivere nelle cose che ha fatto. 
Un mercoledì  quando aveva 14 anni, ha scoperto, durante una lezione di scienze, che l’oceano era un argomento interessante. I fondali marini, gli abissi profondi e impenetrabili, creature acquatiche dai mille colori, alcune pericolose, altre bellissime. Ha preso appunti, ha chiuso il libro, è tornato a casa. Fine. Non è andato in libreria a cercare libri che arricchissero quel leggero senso di fame che gli aveva preso non lo stomaco, ma la mente, lo spirito. Non ha googlato la parola “oceano”, non ha visto nessun documentario su Youtube. Non ha cercato un lavoretto estivo per permettersi delle lezioni di immersione. E’ iniziato ed è finito tutto quel mercoledì. 
La vita di Non Mi Andava non è stata sgradevole, ma non è stata neanche fantastica. Certo, dei bei momenti non sono mancati. Ma tutto qua. Ora, qual è stato il problema di Non Mi Andava? Dei genitori poco presenti? Degli insegnanti poco incoraggianti? Si tende sempre a cercare giustificazioni per quello che siamo, incolpando gli altri. Alcuni di noi, se si rendono conto di “desiderare di più”, possono sentirsi quasi arroganti; un’esistenza incredibile spetta a pochi eletti su questa Terra. E’ davvero necessario che anche la nostra vita sia incredibile? La verità è che viviamo in un tempo in cui il nostro respiro non può più essere fine a se stesso e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e scegliere di vivere non dignitosamente, di più.
Non Mi Andava non ha sbagliato niente nella sua vita. Ma è stato negligente. Negligente ha un’etimologia che risiede nella parola “trascurare”. L’azione c’è, ma l’intenzione, la volontà, il desiderio un po’ meno. Forse anche noi conosciamo qualcuno che è così: agisce perché “deve”, non credendoci davvero, dunque il risultato c’è, ma non è dei migliori. E’… mediocre.
Una delle prime persone mediocri e negligenti nella storia dell’umanità è stata Caino (Genesi 4). Mentre suo fratello Abele si applicava un po’ di più nell’allevamento e si sforzava perfino nel dare il primogenito degli animali in sacrificio a Dio, offerta di ringraziamento, Caino lavorava la terra, ma non dava al Signore i suoi frutti migliori. Ora la domanda sorge spontanea: perché? Forse perché non lo riteneva necessario, dare i prodotti migliori, li offriva perché gli era stato insegnato così; oppure non aveva prodotti migliori: le sue intere coltivazioni erano prodotti mangiabili, ma non di quelli che compreremmo anche ad un prezzo più alto se serviti su una bancarella di alimenti biologici certificati. La sua storia la conosciamo tutti: invidiò Abele, perché Dio aveva gradito più la sua offerta e finì in tragedia, con l’omicidio di suo fratello. Prima del sangue, prima della gelosia, cosa c’era stata? Negligenza. Insoddisfazione. A volte, si dà la colpa agli altri, alla vita, a Dio, se la nostra esistenza non è ricca di avventura, entusiasmante, “da brividi”. Ma forse, Non Mi Andava siamo noi. Non è scritto, nella Bibbia, ma credo che Abele non fosse semplicemente stato baciato dalla fortuna, e avesse quei bei vitellini per magia. Si svegliava presto ogni giorno per nutrirli, per farli pascolare; li curava, investiva tempo ed energie per ogni bestia del suo allevamento. E poi dava la parte migliore del suo lavoro ad un altro che non fosse se stesso. Non era egoista. 
Impegniamoci a far fruttare al meglio la nostra vita. Trasformiamo i sogni in progetti, non lasciamoli in chissà quale cassetto di una scrivania, in uno di quegli uffici collocati su un imprecisato piano di un grattacielo anonimo. Introvabili. Più ti impegni, più sarai benedetto. E se non hai la volontà, se sei un po’ pigro, chiedi a Dio quella forza sovrannaturale, perché “è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo” – Filippesi 2:13.
C’è un disegno benevolo per ognuno di noi, un sentiero, una strada. Tu hai la tua strada da seguire. Ma devi alzarti da quella sedia e camminare, a volte correre, a volte sudare. Sostituiamo alla negligenza, la diligenza.
Non mi andava nacque in una famiglia rispettabile, in una provincia che non offriva molto, ecco perché  si iscrisse ad un’associazione ambientale di volontariato per cambiare le condizioni della sua città. Un giorno, mentre guardava la televisione, beccò un documentario sull’oceano e rimase incantato dalle striature di quei pesci, che brillavano, anche se nuotavano così in profondità, che la luce non raggiungeva le loro pinne. Uscì di casa, acquistò manuali sul mare, terminò le scuole e si iscrisse all’Università. Fece della sua passione per il profondo blu un lavoro, e spingeva anche tutti i suoi amici ad impegnarsi per realizzare i propri sogni. A vent’anni si innamorò e si sposò, e non fu un matrimonio gradevole, fu di più. I suoi figli furono appassionati come lui e così i suoi nipoti.
Non Mi Andava riuscì a cambiare il significato del suo nome, con la sua vita. Anche noi possiamo farlo.
Se potessi scegliere come chiamarti, quale sarebbe il tuo nuovo nome?

Scritto da Valeria Quarto